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Cultura: le proposte del Mombracco

 
Da visitare e fotografare

Dalle testimonianze preistoriche ai dipinti medievali: sono numerosissimi gli spunti turistici che il Mombracco offre agli amanti della cultura. Alcuni abbinano alla scoperta storica anche un aspetto escursionistico, poiché richiedono brevi passeggiate per essere visitati. Altri sono invece più facilmente raggiungibili, direttamente in auto. Se il ricordo di Leonardo da Vinci rimane legato soltanto a quanto scrisse, e non vi sono luoghi in cui è più tangibile una sua presenza diretta, si possono invece “incontrare” altri importanti personaggi storici, da Hans Clemer pittore della corte del marchese di Saluzzo a Margherita di Foix, che dell’ultimo importante marchese di Saluzzo fu moglie appassionata delle arti. Torri, incisioni rupestri, fonti battesimali o case addossate alla roccia: soggetti che sapranno stimolare i fotografi alla ricerca di scorci da interpretare con originalità facendone emergere le tante peculiarità.

Le incisioni rupestri del Mombracco

Sotto alcune delle numerose balme (ripari rocciosi) del Mombracco sono state ritrovate ceramiche preistoriche, che testimoniano la millenaria frequentazione di questo monte da parte dell’uomo. Proprio perché di origine molto antica, queste balme sono caratterizzate da un fenomeno tipicamente preistorico, le incisioni rupestri. Presenti in tutti i versanti del Mombracco, molte sono situate in posizioni panoramiche ed in alcuni casi rivolte al levare del sole. Non si può non citare il sito più famoso, Rocca la Casna, masso aggettante orientato ad Est e facilmente raggiungibile dal sentiero di collegamento all’anello di Leonardo nel territorio di Sanfront. Sulla roccia sono incise parecchie figure antropomorfe. Alcune di esse hanno coppelline ai lati del busto come ad indicare dei seni e quindi il sesso femminile; l’antropomorfo di maggior grandezza presenta invece una chiara attribuzione al sesso maschile ed un braccio costituito da una croce, interpretabile come simbolo di potere date anche le dimensioni più grandi. Sulle sommità di molti dei “torrioni” di pietra del massiccio si possono incontrare coppelle presenti da sole o in numero variabile, senza un’evidente ragione, mentre in altri casi si trovano incise una ruota solare o un simbolo a “svastica” che potrebbero esser far pensare a una simbologia solare ed a una conseguente adorazione dell’astro. Molte di queste incisioni, per le loro forme ed il grado di deterioramento, sono riconducibili all’Età del Ferro (3.000/3.500 anni fa). Oltre a queste sono presenti incisioni di epoche più recenti, che testimoniano come il Mombracco sia sempre stato frequentato dagli abitanti del posto.

Balma Boves si trova proprio al di sotto del Mombracco, riparata da un’ampia roccia a una quota di circa 650 metri: il toponimo balma, di origine celtica, descrive proprio un riparo sotto ad una roccia e in effetti Balma Boves questo è, un intero insediamento costruito completamente protetto dalla montagna. Raggiungere questo piccolo villaggio, impossibile con le auto poiché è necessario un breve tragitto a piedi, è un modo per ritornare indietro nel tempo, per riscoprire il ritmo di coloro che qui hanno abitato fino agli anni Cinquanta del Novecento. Sotto alla balma sembra che la vita si sia fermata allora, anche grazie al riallestimento di alcuni degli antichi ambienti: il ricovero per il bestiame, il deposito per gli attrezzi agricoli, il forno del pane, il lavatoio, i fienili ricavati sui tetti delle abitazioni. Oggi Balma Boves è una meta interessante per una breve escursione alle pendici del Mombracco: dalla frazione Rocchetta di Sanfront, comune di cui anche Balma Boves fa parte, la si raggiunge con un breve itinerario di circa 30’ di cammino tra castagni secolari e altre sorprese (tra cui una avventurosa – ma non troppo – cascata) di uno straordinario ambiente naturale. Se si effettua l’escursione nelle giornate in cui sono presenti gli operatori culturali che ne curano l’apertura sarà possibile non soltanto visitarne gli ambienti e le stanze ma anche scoprire storie e aneddoti su questo sito che non ha equali nel territorio della provincia di Cuneo.

Balma Boves:
il villaggio sotto la roccia

Il Santuario del Devesio di Rifreddo

Racconta la leggenda che l’edificio religioso sia stato costruito per volere di Agnese, fondatrice del Monastero di Rifreddo, nel luogo in cui alla monaca apparve la Madonna sotto forma di stella: proprio per questa ragione il monastero, oggi restaurato e adibito a centro informazioni turistiche, era intitolato a Santa Maria della Stella. Restaurato intorno alla metà del Settecento, è meta di numerosi pellegrinaggi e di scampagnate per un picnic, come dimostra l’area sosta attrezzata con tavoli, panche e fontana che si trova alle spalle dell’edificio, nei pressi di un ampio castagneto secolare. La prima domenica di agosto al Santuario del Devesio si festeggia la Madonna della Neve: un bel momento di aggregazione e di festa popolare.

Risale al XIII secolo questo importante insediamento monastico femminile, fondato da Agnese, figlia dell’allora marchese di Saluzzo che vide in questa opera non solo il ruolo religioso ma anche quello del controllo politico grazie all’autorità esercitata sui vicini centri della valle.
All’inizio degli anni Duemila il monastero è stato restaurato e aperto alle visite del pubblico che ne può quindi percepire tecnica costruttiva e materiali, principalmente pietra locale e di manufatti in terracotta. Nei locali dell’antico monastero cistercense sono stati installati anche due punti informativi, che grazie a immagini e video raccontano il “Paesaggio storico del Mombracco” e la vicenda dei processi alle streghe tenutisi nel 1495 nel monastero. Una storia che ancora oggi in paese viene ricordata, anche grazie alla manifestazione autunnale Le notti delle Streghe, una rappresentazione teatrale itinerante che ogni anno a ottobre richiama numerosi turisti e curiosi.

Il Monastero di
Santa Maria della Stella di Rifreddo

Gli edifici religiosi di Revello

Revello è stata sede di una fiorente vita locale, dovuta sia alla ricchezza portata dai traffici commerciali, che qui venivano sottoposti al dazio, ma soprattutto per essere stata, a cavallo tra il XV e il XVI secolo, luogo favorito degli ultimi marchesi di Saluzzo Ludovico II e soprattutto Margherita di Foix, che la scelse come “città d’adozione” alla morte del marito. Per questa ragione sono numerose le testimonianze artistiche di grande pregio che vi si trovano: a partire dalla Cappella marchionale, custodita in quello che era il castello dei marchesi ed oggi è sede comunale, la cappella è costruita in stile tardogotico, interamente affrescata con un ciclo di pitture dedicato ai santi protettori della famiglia e per il quale è stato sovente fatto il nome di Hans Clemer, pittore prediletto di corte. Una mano anonima è invece quella che, nel primo Cinquecento, ha affrescato una Ultima cena in stile leonardesco. Da non perdere anche la maestosa Parrocchiale di Maria Vergine Assunta, chiesa collegiata di impronta tardogotica ma con un magnifico portale rinascimentale in marmo. All’interno sono conservati polittici cinquecenteschi, tra i quali l’ultima opera su tavola di Hans Clemer (è il Polittico dell’Epifania, che si trova nella prima cappella alla sinistra dell’altare maggiore), alcune tele di ricercata fattura del ‘700 e ‘800, un pregevole fonte battesimale quattrocentesco in marmo grigio, l’altare maggiore in marmo bianco, il pulpito ligneo seicentesco e infine il monumentale organo. Per chi avesse voglia di visitare un altro gioiello religioso, l’Abbazia di Santa Maria di Staffarda, mirabile esempio di edilizia cistercense in cui si fondono armonicamente ambienti religiosi e produttivi, è situata all’interno dei confini del comune di Revello, anche se al di fuori dell’abitato e verso la pianura..

Revello è stata, nei secoli in cui a Saluzzo si ergeva un marchesato autonomo in grado di dialogare politicamente con i vicini francesi e sabaudi, un punto strategico per il controllo della valle Po, lungo la quale si effettuavano intensi scambi commerciali con la Francia (non a caso proprio qui è stato realizzato, per esigenze di transito, il primo traforo alpino: il Buco di Viso, risalente al 1480). Per questa ragione, conserva ancora imponenti tracce delle fortificazioni militari costruite per proteggerla: il suo castello divenne una delle roccheforti più difficilmente espugnabili di tutto il Piemonte e fu distrutto soltanto una volta caduto il marchesato. Fu il famoso cardinale Richelieu, consigliere del Re di Francia, a volerlo distrutto. Oggi, grazie ad un percorso segnalato che è stato allestito dopo aver consultato importanti fonti storiche come il Theatrum Sabaudiae, è possibile visitare ciò che resta di quelle strutture militari: partendo dal Castello sottano, attualmente sede comunale, si raggiungono i ruderi del Castello Soprano e la croce che svetta dal Mombracco; lungo il percorso si incontrano il Forte Bramafam, il Rivellino, il duplice sistema di murature con la “Porta della Madonnina” e altre interessanti opere successive: la Cappella di San Biagio, la Cappella di San Leonardo costruita interamente sotto un tetto di roccia naturale, il Campanile delle Ore (aguzzate le vista e scorgerete ancora evidenti tracce dei cannoneggiamenti che ha subito!).

Il sistema fortificato di Revello